Nel bel mezzo di alcune zone italiane vincolate paesaggisticamente, capita spesso che trasformazioni di strutture leggere — tipo pergolati o pergotende — finiscano per creare non pochi grattacapi. Il dubbio principale? Capire dove finisca l’intervento legittimo e inizino gli ampliamenti abusivi, con il rischio concreto di dover demolire tutto. Un episodio recente nel Lazio lo conferma: diverse decisioni amministrative hanno portato a ordinanze di demolizione per lavori considerati irregolari. Ecco che allora proprietari e imprese, spesso impegnati in lavori all’aperto, si trovano al centro di un vero tira e molla tra norme, tutela dell’ambiente ed esigenze quotidiane.
Chiaro, al centro della questione c’è la trasformazione di strutture leggere chiuse con teli o pannelli diventate invece spazi stabili, corredati magari anche di impianti per migliorare il comfort. Nel caso in esame, un pergolato nato come aperto è stato chiuso in maniera definitiva, cambiando radicalmente la natura dell’intervento: da edilizia libera a abuso edilizio. Il Tar Lazio ha fatto di nuovo una precisazione netta: ogni modifica nella destinazione o nelle caratteristiche di un manufatto accessorio può diventare abuso, con conseguente ordine di demolizione. Situazione tipica nelle aree di pregio paesaggistico, dove ogni cambiamento deve sottostare a regole severe per tutelare il contesto ambientale.
Il confine tra struttura accessoria e ampliamento abusivo
Un tema caldo, insomma: quando chiudere un pergolato con strutture leggere e teli in plastica supera i limiti dell’edilizia libera e diventa abuso? Nel caso Lazio, si è messo in luce come tettoie e pergolati autorizzati come spazi aperti siano stati poi modificati in ambienti chiusi, con coperture e chiusure stabili ai lati. Climatizzatori, impianti elettrici e arredi fissi? Nulla di temporaneo. Più che un semplice spazio esterno, un uso stabile insomma. Da non dimenticare un locale in muratura adiacente, con impianti e sistema di smaltimento acque: qui si supera nettamente l’essenza temporanea e leggera.

Come si può intuire, tutte queste varianti rappresentano una trasformazione sostanziale, fuori dall’edilizia libera. Soprattutto considerando che la zona è sottoposta a rigidi vincoli paesaggistici. Modifiche evidenti, oppure nuovi volumi introdotti, richiedono una valutazione attenta; serve cautela per non finire nel vizio dell’abuso. Chi vive nelle città lo vede spesso: le aree protette ambientali hanno regole ferree da rispettare per mantenere un certo equilibrio visivo e ambientale. E per attività all’aperto, come ristoranti e bar, la questione diventa ancor più delicata. Spazi coperti e chiusi in maniera permanente portano a implicazioni amministrative e tecniche non banali.
I motivi del rigetto del ricorso e le conseguenze pratiche
Le società interessate avevano messo in dubbio l’ordinanza di demolizione, dicendo di non aver ricevuto comunicazioni prima e sostenendo che si trattasse ancora di strutture leggere temporanee. Avevano anche spiegato di aver sanato alcune irregolarità, segnalando una certa ambiguità nei vincoli presenti sull’area. Il Tribunale però ha respinto queste argomentazioni: l’ordine di demolizione è un atto vincolato, quindi non richiede fasi preliminari di comunicazione.
Durante i controlli, agenti hanno raccolto foto e verbali inequivocabili a testimonianza dell’abuso: infatti, la natura temporanea delle strutture era stata superata. La sentenza ha evidenziato come non riguardasse solo le coperture, ma anche la sostituzione degli infissi e la costruzione di locali in muratura senza permessi. L’ordinanza è stata quindi giudicata conforme alle normative di tutela paesaggistica, necessarie per la conservazione di territori protetti. Certo, si può tentare una sanatoria formale, ma senza fare nulla l’ordine di abbattimento resta valido e attuabile.
Da questa vicenda emerge molto chiaramente l’utilità di una progettazione accurata e del rispetto delle regole in zone con vincoli ambientali. Un semplice elemento che diventa struttura permanente può creare guai amministrativi e urbanistici seri, e negli ultimi anni questo tema è diventato sempre più sentito, specie in alcune regioni italiane dove la tutela del paesaggio conta sul serio. Se lavori in questo settore, sappi che conoscere limiti e paletti è un must: niente sconti, serve equilibrio tra sviluppo e rispetto del territorio.
