Quando a Milano arriva il Salone del Mobile, la città si anima come mai prima, diventando un vero fulcro di attività e incontri. Gente che viene da ogni parte per scoprire le ultime novità nel design e nell’innovazione. Bene, l’evento non resta confinato ai soli padiglioni della fiera. Anzi, impatta in modo ben più ampio sull’economia locale, sulla mobilità urbana e sull’atmosfera culturale, coinvolgendo sia chi abita qui sia chi arriva da fuori. Milano si conferma ancora una volta come punta di diamante nell’evoluzione del settore, con ripercussioni che si sentono ben oltre i confini cittadini.
Milano tra flussi, numeri e un indotto in crescita
Risultati economici che parlano da soli: l’ultima edizione del Salone ha generato circa 278 milioni di euro. Una cifra che segna un balzo del 15% rispetto agli anni passati. Segno, certo, di una tendenza che va consolidandosi nel tempo. Per non parlare degli spostamenti urbani: la metropolitana qui ha visto crescere l’affluenza quasi del 40% durante l’evento, un autentico boom. Diciamo che chi vive nelle zone limitrofe lo sa bene, tra quartiere fieristico sempre più affollato e traffico a volte intenso.

L’aspetto internazionale si nota subito nella composizione dei visitatori: oltre 300mila persone arrivate da 160 Paesi, un mix che rende l’atmosfera decisamente più varia e stimolante. Tra i luoghi che beneficiano di questa massa, spiccano Brera e il Duomo, dove la spesa digitale è cresciuta del 18%. Chi più contribuisce? Cittadini provenienti da Svizzera, Stati Uniti e Germania, in testa tra i visitatori.
Il turismo è un altro capitolo di questo racconto; le tariffe degli hotel – dette tra noi, quasi alle stelle – sono salite fino al 130%. Aggiungiamo oltre 950mila notti trascorse tra Milano e provincia, un numero che, guarda caso, non è così evidente per chi gira in città quotidianamente. Dietro a queste cifre c’è un lavoro di analisi basato su fonti eterogenee, pubbliche e private, e su tecnologie moderne come l’utilizzo del flusso dati delle reti mobili, una realtà che permette di disegnare uno scenario assai preciso.
Un quadro culturale e professionale che va oltre la fiera
Non è solo economia a far girare le ruote del Salone. La manifestazione include anche un ricco calendario culturale, con istituzioni, creativi e addetti ai lavori che organizzano eventi sparsi per tutta Milano. Le mostre si concentrano su temi innovativi, mentre dibattiti e tavole rotonde stimolano riflessioni sul futuro del design. Nel Duomo e a Brera, basti pensare, si trovano più di 150 eventi in un solo chilometro quadrato: un concentrato notevole, vero?
Non mancano spazi normalmente chiusi al pubblico, come showroom, musei o palazzi storici, trasformati – come spesso accade – in luoghi vivi di confronto e sperimentazione. Il sistema produttivo del design conta più di 7.300 imprese e professionisti, una crescita che dura da più di un decennio e insiste per tre quarti nel territorio comunale. Milano si conferma così un baricentro innovativo e competitivo, sia in Italia sia a livello internazionale.
Il ruolo globale emerge anche dalle relazioni con l’estero: 27 delegazioni da vari Paesi e più di 350 operatori qualificati lavorano a stretto contatto con realtà locali. Una piattaforma di scambio B2B globale. E occhio anche al coinvolgimento di studenti e giovani professionisti – un aspetto spesso trascurato ma significativo – che partecipano ai processi di allestimento con crescente frequenza.
L’impatto urbano e le sfide future del sistema design
L’effetto del Salone si nota anche in città, soprattutto nel problema della mobilità. Negli aeroporti lombardi si contano numeri record di arrivi e partenze, mentre la metropolitana registra ingressi in crescita esponenziale. Ed ecco la sharing mobility con un boom: monopattini elettrici e mezzi condivisi sono sempre più usati, specie nelle giornate clou. Nel frattempo, si osservano molti più passaggi nelle zone a traffico limitato, Area C e Area B, sintomi evidenti della pressione esercitata sull’organizzazione urbana.
Il Sistema Design Milano non è solo economico: conta più di 500 istituzioni culturali attive tra musei, archivi, gallerie, scuole e editoria. Un patrimonio che sorregge la diffusione della cultura progettuale. C’è chi lo definisce un vero e proprio laboratorio italiano d’eccellenza, in grado di coniugare produzione, ricerca e formazione.
Il futuro? Su questo si dibatte spesso, con istituzioni pubbliche e privati che cercano di gestire un sistema complesso, in continua evoluzione. La sfida principale riguarda la trasformazione della crescita in un valore stabile, migliorando organizzazione e capacità di innovare. Nel frattempo, il Salone rimane uno specchio di un modello urbano che cambia, dove creatività ed economia camminano sempre più affiancate, confermando Milano tra i top player del design mondiale.
