Mettersi davanti a uno scaffale di materiali edili o sfogliare un catalogo di piastrelle spesso significa imbattersi in un linguaggio pieno di termini tecnici e certificazioni, il tutto per un prodotto comune ma con molte sfaccettature. Dietro a ogni piastrella c’è un mondo fatto di norme tecniche e certificazioni che ne assicurano caratteristiche importanti: la durevolezza, la sicurezza, e la funzionalità . È vero, sul mercato non mancano le opzioni più economiche—che però quasi sempre hanno controlli meno rigidi—ed è per questo che, ultimamente, la qualità è diventata una parola d’ordine, spingendo sia professionisti che acquirenti a fare più attenzione agli standard.
Quando si parla di case e ambienti domestici, la storia cambia: resistenza all’usura e sostenibilità non sono slogan vuoti, ma criteri concreti, per scegliere pensando al futuro. Chi sceglie una piastrella spesso bada solo all’estetica, ma non sempre si sofferma sugli aspetti tecnici, che stanno finalmente entrando nelle discussioni comuni, almeno tra chi vuole trasparenza e sicurezza.
Norme e certificazioni: cosa significano davvero per una piastrella
Le norme tecniche non sono soltanto dei documenti: rappresentano una specie di mappa, che dettaglia cosa un prodotto deve avere per essere considerato affidabile. Nel settore delle piastrelle in ceramica, la UNI EN 14411 fa da spartiacque, fissando dimensioni, tolleranze e prestazioni meccaniche, chimiche e fisiche. Un tassello fondamentale nato per mettere ordine in un mercato – che fa da anni un po’ quello che vuole – con prodotti tantissimi e qualità variabile.

Bisogna ricordare che, spesso, le norme non sono imposte dalla legge in modo rigido, ma sono invece delle linee guida elaborate da esperti che uniformano le migliori prassi a livello europeo e internazionale. Imparare a conoscerle aiuta progettisti, installatori e acquirenti a orientarsi meglio—non è poca cosa, quando il catalogo offre decine di alternative.
Di fianco alle norme, ci sono le certificazioni, che in pratica sono la prova tangibile del rispetto delle regole indicate. Certi enti certificatori – come CERTIQUALITY, giusto per citarne uno – rilasciano marchi noti come UNI o KEYMARK, riconosciuti in tutta Europa. Sono garanzie vere: vuol dire che la piastrella è stata testata con rigore e corrisponde ai parametri stringenti delle normative.
La distinzione tra norma e certificazione, insomma, va capita bene: non sono la stessa cosa e i due termini non sono intercambiabili. Si tratta di elementi che si incastrano e che, insieme, assicurano qualità e controlli durante tutta la produzione, fino al controllo finale.
Caratteristiche tecniche delle piastrelle e norme collegate
Quando si sceglie una piastrella sotto il profilo tecnico, uno degli aspetti da considerare è come viene prodotta. Le più note si ottengono con la pressatura; altre, come il cotto o il klinker – che però ormai è quasi sempre sostituito dal gres porcellanato – passano per un processo di estrusione. Queste differenze condizionano parecchio la destinazione d’uso e la durata negli anni.
Un dettaglio non da poco riguarda il colore del supporto: può essere chiaro o bianco – e quello, diventato nel tempo più pregiato – oppure rosso, per via di un alto contenuto di ferro. E poi ci sono le dimensioni, che vanno da pochi millimetri per piastrelle indoor, fino a 20 millimetri per pavimentazioni esterne più robuste. Chi abita in città conosce bene la differenza nella resa di questi materiali, testandola con l’uso quotidiano.
Un altro fattore poco considerato ma che conta è la porosità . Il gres porcellanato tende a essere quasi impermeabile, ideale per ambienti ad alto traffico o esposti a intemperie; al contrario, la monocottura assorbe più acqua, quindi si preferisce per gli spazi interni. Valutare queste caratteristiche significa fare un passo avanti importante, soprattutto durante i lavori di ristrutturazione o costruzione.
Oltre alla norma principale, la UNI EN 14411, ce ne sono altre che regolano soprattutto la posa delle piastrelle e i materiali da usare come supporto. La UNI 11493, per esempio, stabilisce come va realizzata la posa: niente giunti uniti, larghezze diverse a seconda del formato e dell’uso, ma anche requisiti per i posatori. Nel 2016 poi, il documento si è aggiornato per specificare quali competenze devono avere i professionisti coinvolti.
Da non sottovalutare sono anche le normative che riguardano adesivi, fughe e prodotti impermeabilizzanti. Sono quei dettagli invisibili al grande pubblico, eppure non facili da trascurare, se ci si vuole garantire un pavimento solido e durevole nel tempo.
Negli ultimi anni, un fenomeno chiaro è diventato una tendenza: nelle case nuove c’è sempre più richiesta di piastrelle certificate e, soprattutto, di posa fatta a regola d’arte secondo le norme. Un segno concreto di quanto conti la qualità dei materiali e la professionalità dell’esecuzione, elementi che fanno la differenza pure nel valore dell’immobile.
