Condono edilizio 2026 e incentivi fiscali: novità sulle detrazioni per l’efficienza energetica

Condono edilizio 2026 e incentivi fiscali: novità sulle detrazioni per l’efficienza energetica

Franco Vallesi

Gennaio 18, 2026

Nei quartieri delle città italiane, ogni giorno si avviano interventi per migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni. L’ecobonus è uno degli strumenti più utili per chi decide di spendere meno in bolletta, intervenendo sulla casa. Per il 2026, la legge prevede una detrazione fiscale del 50% per gli immobili adibiti a abitazione principale; nel caso si tratti di seconde case, invece, l’aliquota scende al 36%. Queste agevolazioni sono un riferimento consolidato per chi investe in nuovi infissi, impianti di riscaldamento, tende da sole o climatizzatori. Ma come funziona esattamente l’incentivo? Chi può sfruttarlo? E quali sono i requisiti più importanti da rispettare? La detrazione si suddivide in dieci rate annuali di uguale importo, e riguarda solo i lavori che assicurano un risparmio energetico reale per l’edificio. Un dettaglio non da poco: la differenza tra abitazione principale e altri immobili incide sulle aliquote, perché tiene conto della vita quotidiana – non solo della residenza anagrafica.

Come funziona l’ecobonus e quali interventi copre

Chiunque abbia casa – ma pure chi possiede immobili rurali o uffici usati professionalmente – può chiedere l’ecobonus. Non ci sono limiti alla categoria catastale. In pratica, si recupera una parte della spesa sostenuta per aumentare l’efficienza energetica, sotto forma di detrazione Irpef o Ires, da spalmare su dieci anni. Occhio però: per ottenere il bonus, occorre rispettare alcuni requisiti tecnici ben precisi, collegati agli interventi. Tra le operazioni più gettonate, troviamo la sostituzione di infissi con modelli ad alta capacità isolante, l’installazione di pompe di calore efficienti e sistemi geotermici a bassa entalpia. Certificazioni alla mano, rientrano anche le schermature solari come tende da sole e persiane tecniche.

Condono edilizio 2026 e incentivi fiscali: novità sulle detrazioni per l’efficienza energetica
Fiamme blu del gas sotto una pentola: è possibile risparmiare sulle bollette grazie agli incentivi per l’efficienza energetica. – dialmabrown.it

Un particolare riguardo va alle caldaie. Per il 2026, resta confermata la detrazione al 50% per caldaie a condensazione di classe A, ma solo se abbinate a sistemi di termoregolazione avanzati – tipo valvole termostatiche, tanto per intenderci. Dal 2025, invece, non si possono più detrarre caldaie tradizionali alimentate solo a combustibili fossili. A livello europeo, la vendita di caldaie a gas sarà vietata solo dal 2040, lasciando agli Stati membri discrezionalità sui tempi. Da qualche anno, l’Italia ha imboccato la strada delle tecnologie più moderne e meno impattanti: un cambiamento che – soprattutto in inverno, quando si consuma di più – si nota nelle bollette e nel conforto in casa. Persino chi vive in condomini, soprattutto nelle grandi città, si è accorto di queste differenze.

Aliquote 2026 e esempi pratici delle detrazioni

Nel 2026, le aliquote cambiano in base al tipo di immobile e sono previste riduzioni progressive. Per l’abitazione principale, si conferma il 50%; per seconde case o altri immobili, si scende al 36%. Dal 2027 la detrazione per la prima casa calerà al 36%, poi nel 2028 si uniformerà al 30% per tutte le tipologie di immobili. Una sorta di regolazione che riflette le politiche energetiche e fiscali in continua evoluzione.

Facciamo un esempio concreto: nel 2026, se si spendono 15.000 euro per lavori di miglioramento energetico sull’abitazione principale, con il 50% di detrazione si recuperano 7.500 euro, distribuiti in dieci rate annuali da 750 euro. Se invece si tratta di una seconda casa e la spesa è di 10.000 euro, la detrazione sarà pari a 3.600 euro – il 36% del costo – sempre spalmata in dieci anni, con rate da 360 euro ciascuna. Pensiamo anche a interventi più “piccoli”, come l’installazione di tende da sole certificate con un costo di 6.000 euro: qui la detrazione prevista è del 30%, quindi 1.800 euro da recuperare in dieci anni. Insomma, anche lavori meno impegnativi possono fare la differenza, specialmente sul fronte delle bollette estive – un aspetto spesso trascurato in città.

La normativa chiede che chi beneficia del bonus abbia diritti reali sull’immobile (proprietà, usufrutto, uso) al momento di avvio dei lavori. Se l’immobile non è la prima casa quando si iniziano i lavori, deve diventarlo entro la fine della loro esecuzione per avere la detrazione più alta. Anche conviventi e altri detentori possono accedere, ma con percentuali più basse. Per non perdere il diritto alla detrazione, serve pagare tramite bonifico parlante, allegare un’asseverazione tecnica che certifichi la conformità degli interventi e inviare tutta la documentazione entro 90 giorni agli enti preposti. Spesso questo passaggio si sottovaluta, ma è una tassa minima da pagare per far quadrare i conti.

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