Storica azienda italiana dopo un secolo passa ai cinesi: si chiude un’epoca del Made in Italy

Storica azienda italiana dopo un secolo passa ai cinesi: si chiude un'epoca del Made in Italy

Franco Vallesi

Gennaio 15, 2026

Un cambio di proprietà che segna un capitolo nuovo per un pezzo di storia industriale italiana: Bialetti, nome simbolo grazie alla celebre Moka Express e icona della cultura del caffè nel nostro paese, passa di mano dopo oltre cento anni. Ora, dietro il marchio noto nel mondo, c’è Nuo Capital, un fondo con base a Hong Kong. Una mossa che riflette i profondi cambiamenti nel settore produttivo e finanziario italiano – un settore alle prese con difficoltà economiche e l’influenza crescente della globalizzazione. Il Made in Italy resta bandiera riconosciuta, però la vicenda Bialetti apre una riflessione sulla protezione dei marchi storici e sulle strategie necessarie per conservarne la forza sul mercato.

Il tema ha acceso un vivace dibattito: in ballo, la tutela della produzione locale e delle competenze industriali, che fanno parte della stessa identità culturale italiana. Chi vive nelle grandi città forse non coglie subito le conseguenze dell’operazione. Ma nelle zone dove Bialetti ha le sue radici, invece, si sentono bene – ecco, questi effetti. La discussione si concentra su come coniugare innovazione e continuità produttiva, senza perdere il filo della tradizione artigianale – nodo cruciale per il manifatturiero italiano.

La situazione economica di Bialetti e le strategie di rilancio

Bialetti ha passato un periodo complicato dal punto di vista finanziario, con un debito che superava i 82 milioni di euro. Situazione seria, che ha imposto un cambio di passo nella gestione aziendale per evitare il peggio. Il tentativo di risalita partito nel 2021 ha portato a un incremento del fatturato del 5,9% nell’ultimo anno; il risultato operativo? Ancora in rosso, con circa 1,1 milioni di euro di perdita. Senza un’iniezione di capitale fresca e una squadra dirigente nuova, sarebbe stato difficile andare avanti a lungo così.

Storica azienda italiana dopo un secolo passa ai cinesi: si chiude un'epoca del Made in Italy
Una Moka Express iconica, simbolo di tradizione italiana, con caffè macinato sparso: un’epoca sembra concludersi per il Made in Italy. – dialmabrown.it

Il cambio arriva appunto con Nuo Capital, che segna una svolta importante. Il fondo è frutto dell’unione tra la famiglia Pao-Cheng, esperta nel settore marittimo internazionale, e una holding italiana di rilievo. Da qualche anno sul mercato italiano – dal 2016 –, Nuo Capital ha già puntato su marchi come Proraso e Venchi. Con Bialetti l’investimento totale è stato di circa 53 milioni di euro, di cui almeno 49,5 sotto forma di capitale nuovo, fondamentale per alleggerire i debiti e impostare un rilancio concreto.

L’amministratore delegato resta lo stesso, ma le preoccupazioni sono vive: i sindacati e il settore industriale temono possibili delocalizzazioni o tagli al personale, col rischio che la qualità e la tradizione possano risentirne. Chi conosce la filiera lo sa bene, sono aspetti da non sottovalutare per mantenere saldo il valore del Made in Italy, che si lega stretto a produzioni e competenze radicate nei territori.

Bialetti nella cultura italiana: innovazione e tradizione

C’è una storia lunga dietro l’azienda, che rappresenta bene l’evoluzione dell’industria italiana e dei modi di vivere. Nasce nel 1919 a Crusinallo, grazie ad Alfonso Bialetti, che inizia concentrandosi sulla lavorazione dell’alluminio. Il grande salto arriva nel 1933 con il brevetto della Moka Express, la caffettiera con la riconoscibile forma ottagonale: un design che prende spunto dagli stili Art Déco e Futurista, e che – fatto curioso – è rimasto pressoché invariato nel tempo, unendo estetica e funzionalità in modo unico.

La Moka Express ormai vive in milioni di case, con oltre 320 milioni di pezzi venduti nel mondo. Tra i dettagli tecnici spiccano la guarnizione sostituibile e il manico fatto di bachelite, pensati per durare nel tempo e garantire sicurezza. Il nome, preso dalla città di Mokha nello Yemen – importante centro storico per il commercio del caffè –, racconta una vicenda complessa dietro a un oggetto apparentemente semplice.

Nel secondo dopoguerra, sotto la guida del figlio Renato, l’impresa ha puntato sull’innovazione nella comunicazione. E chi non conosce l’omino baffuto, diventato un simbolo mondiale? Oggi la Moka Express è esposta in musei di rilievo internazionale, a testimonianza del suo valore culturale e industriale. Con il cambio attuale c’è la sfida di mantenere viva questa eredità e la qualità che l’ha resa famosa, rispettando l’identità italiana in un mercato globale assai cambiato.

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