L’uso dello smartphone sarà limitato a 2 ore al giorno: ecco quando entrerà in vigore la normativa

L’uso dello smartphone sarà limitato a 2 ore al giorno: ecco quando entrerà in vigore la normativa

Franco Vallesi

Gennaio 15, 2026

Nel cuore della prefettura di Aichi, in Giappone, si muove una piccola città pronta a sperimentare una nuova linea guida sul rapporto con gli smartphone nel tempo libero. A Toyoake, infatti, hanno lanciato una proposta: limitare l’uso ludico di questi apparecchi a due ore al giorno. Ma senza imbavagliare nessuno, piuttosto puntando sulla responsabilità personale – che, ammettiamolo, non è scontata. L’idea? Gestire meglio la tecnologia nelle nostre vite, cercando di arginare quegli effetti negativi che si verificano quando il tempo davanti allo schermo diventa troppo.

Le indicazioni valgono soltanto per l’utilizzo degli smartphone a scopo di svago: social network, giochi, roba del genere – e niente a che vedere con studio o lavoro. Anche i più piccoli sono sotto osservazione: i bambini in età scolare, e chi sta sotto, devono spegnere il cellulare entro le 21; gli adolescenti invece hanno un po’ più margine, fino alle 22. Le autorità locali – cosa non da poco – sembrano ormai più consapevoli di quanto l’uso digitale possa interferire con la crescita di bambini e ragazzi, un dettaglio spesso messo in disparte, e invece decisivo.

Il sindaco del posto ha chiarito: niente multe o punizioni. Si tratta di una via culturale, meno imposta e più condivisa. L’obiettivo? Smorzare problemi legati all’uso smodato del telefonino, come affaticamento degli occhi, disturbi del sonno, e difficoltà di concentrazione. Al centro di tutto, quindi, c’è l’incoraggiamento alla consapevolezza personale e collettiva; una strategia pensata per cambiare abitudini, non per creare tensioni o stringere regole rigide.

Il contesto giapponese e la sfida della salute digitale

Curioso a dirsi, in una terra così avanzata tecnologicamente come il Giappone, i problemi legati al superuso degli smartphone sono molto evidenti – in particolare tra i giovani. Ricerche fatte qui e là mostrano chiaramente come un impiego eccessivo di questi dispositivi possa portare a problemi di salute veri: dall’affaticamento degli occhi ai disturbi del sonno che si accumulano giorno dopo giorno, passando per la ridotta capacità di attenzione. E non finisce qui. Non mancano i casi di isolamento sociale, perché una relazione tutta digitale spesso non basta.

L’uso dello smartphone sarà limitato a 2 ore al giorno: ecco quando entrerà in vigore la normativa
Un occhio arrossato, probabile sintomo di stanchezza visiva da eccessivo uso di dispositivi elettronici, come il cellulare. – dialmabrown.it

A Toyoake si è scelto un approccio diverso. Non si parla di regole rigide, ma di coinvolgimento di famiglie, scuole e cittadinanza – insomma, un percorso educativo che invita a uno stile più equilibrato. Si punta sulla autodisciplina, costruita tramite dialogo e informazioni, elementi che – senz’altro – giocano un ruolo fondamentale per acquisire abitudini più sane davanti agli schermi. Un modo di fare che, rispetto ad altre realtà con politiche più severe, punta tutto sulla responsabilità individuale, senza ricorrere a punizioni. Da vedere se basterà.

Limitare soprattutto l’uso serale degli smartphone ha un motivo preciso. Nel Sol Levante esiste una correlazione solida tra uso notturno e disturbi del sonno, ben documentata nella letteratura medica. Tenere orari più ristretti di sera può influire positivamente su qualità della vita, soprattutto quando si parla di giovani ancora in crescita. La norma di Toyoake si inserisce così in un dibattito globale, sempre più acceso, sulla salute digitale, e può rappresentare un modello interessante per altre amministrazioni che stanno osservando con attenzione.

Le implicazioni pratiche e cosa aspettarsi nel futuro

L’aspetto più delicato sarà, senza dubbio, quanto i cittadini aderiranno alle nuove linee guida. Nessun obbligo, nessun controllo serrato – il cambiamento dipende insomma dalla buona volontà di famiglie e persone. Però, la presenza stessa di queste raccomandazioni può dare il via a confronti più ampi sull’uso del digitale e su come organizzare il tempo libero, argomenti spesso ignorati o sottovalutati.

Fra i protagonisti indiscussi restano le famiglie. Possono imporre regole più rigide, insistere su attività alternative quali sport, lettura, scambi diretti – tutte cose che aiutano, eccome. A livello internazionale, si riconosce l’importanza di gestire il tempo digitale con equilibrio; ma per ottenere risultati reali servono anche iniziative o progetti concreti, capaci di mettere in moto il “tempo liberato”. Nulla vieta, quindi, che presto ci saranno programmi educativi o gruppi di supporto – magari proprio nelle comunità locali – dedicati a stimolare modi diversi di stare insieme.

Guardando al medio termine, Toyoake può trasformarsi in un laboratorio sociale da cui prendere spunto, non solo in Giappone ma anche fuori. Se questa strada porterà a miglioramenti nei livelli di benessere della collettività, diventerà un modello da replicare per affrontare una sfida sempre più attuale: bilanciare la libertà personale nell’uso della tecnologia con la necessità di tutelare la salute pubblica. La piccola città giapponese ha insomma davanti a sé un potenziale non da poco, capace di scuotere – in positivo – il rapporto tra noi e il mondo digitale a livello globale.

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