Milano-Cortina 2026: i dati sulla sostenibilità sollevano dubbi sui presunti vantaggi ambientali

Milano-Cortina 2026: i dati sulla sostenibilità sollevano dubbi sui presunti vantaggi ambientali

Franco Vallesi

Gennaio 13, 2026

Nel cuore delle Alpi, tra tradizione e innovazione, si avvicina un evento che promette di lasciare il segno: le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Spinte come un esempio di sostenibilità per gli appuntamenti sportivi in Italia, queste Olimpiadi si presentano con dati che colpiscono. C’è una previsione: energia da fonti rinnovabili al 100%, un monitoraggio attento dell’impronta idrica, e quasi il 47% di partecipazione femminile, un passo avanti significativo sul fronte inclusività. Dalle parti degli ambientalisti, però, non tutto fila liscio: manca, almeno per ora, la trasparenza che molti auspicavano, con diverse lacune nei dati ufficiali a far sollevare qualche sopracciglio.

Al centro della discussione spicca la campagna Open Olympics 2026, che raccoglie decine di realtà impegnate a tenere d’occhio l’impatto ambientale, economico e sociale di quei giorni. Una rete che – diciamolo – fa luce su dettagli spesso messi da parte, come la gestione delle risorse, la qualità degli interventi infrastrutturali, e la governance complessiva dell’evento. Ma allora, che cosa vuol dire davvero sostenibilità per un progetto che va ben oltre i confini locali, coinvolgendo livello nazionale e internazionale? Una domanda che resta aperta e complessa.

I numeri dichiarati e ciò che manca

Le cifre ufficiali, snocciolate dalla Fondazione Milano-Cortina 2026, raccontano una storia di impegno concreto. Sul tavolo c’è l’adozione di un’energia rinnovabile certificata per tutta la rete energetica, accompagnata da dati – mai visti prima – sull’impronta idrica, che dovrebbero aiutare nella valutazione dell’impatto ambientale. Poi, un dettaglio non da poco: l’85% delle sedi di gara utilizza strutture già esistenti, evitando così di toccare nuovi terreni, cosa non banale nelle regioni alpine, dove gli abitanti e gli ambientalisti tengono gli occhi aperti. Sul versante sociale, la partecipazione femminile tocca quasi un record storico: un segnale inequivocabile di cambiamento, a dirla tutta.

Milano-Cortina 2026: i dati sulla sostenibilità sollevano dubbi sui presunti vantaggi ambientali
Un’enorme condotta idrica in un paesaggio montano, emblema delle infrastrutture necessarie anche per eventi come le Olimpiadi. – dialmabrown.it

C’è chi, seguendo da vicino i cantieri sul territorio, sa che preferire sedi già operative tende a limitare la pressione diretta sull’ambiente. Ma la fotografia completa degli effetti sull’ecosistema? Quella continua a mancare. Ancora non si trovano dati pubblici dettagliati riguardo le emissioni di CO2 per singola struttura, soltanto una stima complessiva che supera il milione di tonnellate di CO2 equivalente per l’intero ciclo olimpico. Ecco perché molti rimangono perplessi: un numero così ampio non permette di capire bene chi inquina di più o di individuare interventi mirati a livello locale.

Sul piano economico, le cose non migliorano più di tanto. Il portale della trasparenza mostra dati aggregati, ma non dipinge un quadro chiaro su chi davvero sostiene gli aumenti dei costi o sui finanziamenti extra. La sostenibilità finanziaria? Nessuno può affermare di conoscerla nel dettaglio senza un accesso più approfondito alle dinamiche economiche e ai flussi di spesa. Chi frequenta l’ambiente organizzativo si lamenta: senza questi dettagli, controllare e valutare davvero diventa un’impresa ardua, specie ora che l’attenzione pubblica su quello che costano le grandi manifestazioni sportive è salita alle stelle.

Opere, bilanci e trasparenza: le questioni ancora aperte

Dietro l’organizzazione delle Olimpiadi c’è una complessità di soggetti: enti pubblici, fondazioni, società partecipate, amministrazioni locali. Un intreccio che rende difficile ricostruire un quadro unico e coerente, alimentando zone d’ombra soprattutto sul monitoraggio economico e ambientale. Le differenze nelle fonti di finanziamento e i diversi sistemi di controllo complicano la situazione per chi vuole capire davvero come stanno le cose.

Un punto che fa discutere riguarda il numero reale di interventi e il loro costo. Oggi, il portale ufficiale parla di 98 progetti; ma qui – guarda un po’ – non si mettono in conto numerosi interventi gestiti da enti locali o da ANAS, la società nazionale delle strade. La Lombardia, per esempio, conta circa 78 progetti per un valore che supera i 5 miliardi di euro, molti dei quali spariti dal report principale. Una differenza che fa saltare all’occhio come la percezione dell’investimento complessivo rischi di essere piuttosto fuorviante.

Tra le altre questioni, la mancanza di un documento pubblico aggiornato sul “Budget Lifetime” pesa non poco. Si parla di una cifra intorno a 1,7 miliardi di euro, secondo i dati diffusi, ma senza che arrivi una comunicazione ufficiale chiara al grande pubblico. Sicurezza a parte: il Decreto Legge Sport ha stanziato 271 milioni di euro, ma – fatto curioso – 43 milioni provengono da un taglio al Fondo per le vittime di mafia e usura. Scelte delicate, insomma, che dicono qualcosa sulla gestione delle risorse. Quanto alla sanità, ogni Regione si muove da sola senza pianificazioni unificate o stime di spesa complessive, un dettaglio che si riflette proprio sull’efficacia delle misure assistenziali durante i Giochi.

Infine, la figura del Commissario per le Paralimpiadi pesa non poco. Ha ricevuto ben 328 milioni di euro, molto più dei primi calcoli. Soldi da spendere in poche settimane. Eppure, la prima relazione trimestrale ufficiale non è ancora stata resa pubblica. Le associazioni che vigilano sull’evento hanno chiesto a gran voce trasparenza massima prima di qualsiasi grande intervento. Un principio sacrosanto che, ad oggi, fatica a diventare realtà nel cammino verso Milano-Cortina.

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