Quattro borghi spagnoli da scoprire nel 2026 per un viaggio unico e fuori dal comune

Quattro borghi spagnoli da scoprire nel 2026 per un viaggio unico e fuori dal comune

Franco Vallesi

Gennaio 12, 2026

In angoli poco battuti della Spagna, lontano dalle luci di Barcellona e Madrid, si nascondono piccoli borghi capaci di raccontare un Paese autentico, ancora da scoprire. Qui, storie antiche affiorano tra vicoli e piazze, offrendo un’immagine diversa rispetto alle grandi metropoli. Nel 2026, quattro di queste località emergono come destinazioni intriganti per chi desidera andare oltre i soliti itinerari turistici e immergersi in cultura e memoria. Sono sparsi in regioni come Galizia, Castilla y León e Comunità Valenciana e sposano natura, arte e tradizioni popolari in un mix piuttosto affascinante.

Storia e natura nell’entroterra valenciano

Nel cuore della provincia di Valencia, Alpuente colpisce subito per il suo patrimonio ricco e il paesaggio montano che lo abbraccia. C’è un castello di origine araba che veglia su questo borgo, le cui mura medievali – sorprendentemente integre – raccontano di epoche in cui difesa e controllo territoriale la facevano da padrone. Poi, si trova un raro gioiello architettonico: un antico acquedotto, poco noto fuori zona ma che, lo ammetto, affascina chiunque ami ingegneria e storia.

Quattro borghi spagnoli da scoprire nel 2026 per un viaggio unico e fuori dal comune
Due gatti osservano il paesaggio arido, un’immagine che evoca l’atmosfera autentica e rurale dei borghi spagnoli. – dialmabrown.it

Tra scenari naturali variegati, spuntano tracce di un passato ancora più remoto. Nel piccolo museo locale si possono ammirare reperti preistorici, comprese impronte di dinosauri – sì, avete letto bene – che aggiungono un ulteriore livello di interesse culturale. Chi abita o visita il posto nota come qui il rapporto fra uomo e natura sia rimasto quasi intatto, in equilibrio grazie a tradizioni rurali che convivono con la tutela del patrimonio storico.

L’abbinamento natura-architettura rende Alpuente un esempio tangibile di conservazione e biodiversità, un posto poco frequentato che riesce a stupire chi cerca qualcosa di diverso dal solito turismo. Insomma, un borgo dove storia, paesaggi e tradizioni si intrecciano e restano vivi, nonostante il passare degli anni.

Tra spiritualità e memoria medievale nel nord-ovest e nella castilla y león

Galizia, nella provincia di Ourense: Oseira si fa notare per la sua rilevanza storica ma anche spirituale. Il Monastero di Santa María – costruito tra XII e XVI secolo – è uno di quei luoghi che ti colpiscono per l’architettura sobria, imponente, e per questo soprannominato “Escorial galiziano”. Il complesso è un punto di partenza perfetto per chi vuole scoprire la religiosità cistercense in un contesto immerso tra montagne e foreste, elementi che esaltano il senso di raccoglimento.

Fatto curioso: qui il turismo di massa non arriva quasi mai. Le persone lo apprezzano specialmente in periodi tranquilli, quando l’atmosfera restituisce una dimensione autentica, raramente percepibile altrove. L’unione tra natura e spiritualità valorizza questo monastero e il borgo intorno, rivelando una profondità religiosa in gran parte ancora sconosciuta nel panorama spagnolo.

Spingendosi verso Castilla y León, invece, si trova Santa Gadea del Cid, borgo piccolo, meno di 200 abitanti, dove il tempo sembra davvero essersi fermato. Il centro mantiene l’assetto medievale e troneggia la chiesa-fortezza del XIV secolo, simbolo chiaro del passato difensivo dell’area. Passeggiare tra vie tranquille e antiche dimore con stemmi nobiliari dà un senso concreto della storia profonda di questa Spagna che le grandi città spesso hanno dimenticato.

Visitare questi luoghi fa riflettere su come la memoria collettiva si riconservi ancora in angoli d’Europa dove sembra aver perso terreno. Santa Gadea del Cid resta fedele a questa eredità, offrendo un viaggio palpabile nel passato, fatto di storie e atmosfere ancora ben presenti.

Carattere e tradizioni nella galizia meno conosciuta

Nel circondario di Ourense, Vilanova dos Infantes si presenta come un borgo rurale dove la pietra è protagonista nell’architettura e la storia si fonde armoniosamente con il paesaggio. La Torre da Homenaxe svetta imponente al centro, ricordo visivo di un passato medievale e simbolo di un’identità che resiste nel tempo. Le stradine acciottolate e la struttura stessa del borgo svelano uno stile di vita radicato in un certo isolamento e lavoro dei campi.

Che emozione – lo ammetto – conserva ancora la memoria della Virxe do Cristal, reliquia di grande valore per la comunità locale, nonostante la sua scomparsa nel 2015. La Vergine Dolorosa lascia un’eredità spirituale e culturale che influenza ancora oggi la quotidianità del paese.

Camminare per Vilanova dos Infantes significa immergersi in un mondo dove memoria storica e calma rurale convivono con naturalezza. È un’esperienza molto diversa dal caos delle città grandi. Poi, con le stagioni che cambiano, il volto del borgo si trasforma. Il tempo qui scorre lento, con un ritmo – diciamolo – più vero, meno frenetico di quello che si trova nei centri più urbanizzati.

×