Cinque canali del digitale terrestre vengono rimossi: cosa cambia oggi per gli spettatori

Cinque canali del digitale terrestre vengono rimossi: cosa cambia oggi per gli spettatori

Franco Vallesi

Gennaio 11, 2026

Negli ultimi tempi, la televisione digitale terrestre ha visto un cambiamento piuttosto intenso, tanto da trasformare il modo in cui molti la seguono. Alcuni canali storici sono spariti, costringendo gli spettatori ad adattarsi senza troppa scelta. Messaggi di allerta – diffusi dalle autorità – hanno cercato di mettere in guardia per evitare sorprese. È un fenomeno che riguarda un numero crescente di persone, specialmente in certe zone d’Italia dove la connessione internet ad alta velocità non è proprio una garanzia. Il punto sta nel capire il perché di questi scossoni al palinsesto e cosa cambia davvero per chi ama la televisione tradizionale. A seguire, ecco qualche dettaglio sui cinque canali spariti dal digitale terrestre, insieme alle ragioni che li hanno portati alla chiusura.

Che cosa significa l’allerta digitale terrestre e perché arriva

L’idea di un’allerta digitale terrestre nasce come un segnale ufficiale che avverte dell’interruzione di alcune trasmissioni tv su frequenze standard. Serve nel quadro più ampio di un passaggio tecnologico, necessario per aggiornare le reti italiane e uniformarsi alle norme europee. Insomma, un avviso che dice agli spettatori: “alzatevi e risintonizzate”, perché certi canali, come li conoscete, non si prenderanno più con gli stessi canali di sempre.

Cinque canali del digitale terrestre vengono rimossi: cosa cambia oggi per gli spettatori
Un traliccio delle telecomunicazioni, simbolo dei cambiamenti in atto nel panorama della televisione digitale terrestre. – dialmabrown.it

Con il passaggio a DVB-T2 e i codec HEVC – tecnologie più moderne – arriva una qualità migliore nelle trasmissioni e una gestione più efficiente dello spettro. Ma c’è il rovescio della medaglia: alcune frequenze, usate finora da canali ben noti o di nicchia, si liberano e vengono riconsegnate per altri usi. Un aspetto da non trascurare è che il cambiamento non arriva senza preavviso: le notifiche – spesso qualche settimana o mese prima – lasciano il tempo per prepararsi. Dove però questa novità si fa sentire più forte? In città, dove il segnale tende a essere più “fresco” ma la varietà dei canali si nota subito. Lì, oltre alla noia della risintonizzazione, qualcuno avverte un taglio vero e proprio all’offerta. Una cosa che non sfugge a chi guarda con attenzione.

I cinque canali che sono scomparsi dal digitale terrestre

In tempi recenti, la ristrutturazione ha coinvolto almeno cinque canali che fino a poco fa si trovavano nel bouquet digitale terrestre. Non è stato un taglio casuale ma frutto di scelte redazionali ed economiche, che hanno toccato reti anche molto seguite. Uno di questi – con un notevole focus su programmazione culturale e storica – ha spento i suoi schermi per una questione di budget e di pubblico target che si è spostato altrove. Altri canali, più giovani e leggeri, hanno preferito puntare sulle piattaforme digitali, abbandonando quello che in passato era il loro “standard” di trasmissione via digitale terrestre. Era anche il caso di un network d’informazione, forte già online: un segno che i tempi cambiano anche per chi fa notizia, e per chi preferisce il Web piuttosto che il canale tradizionale. Canali rivolti a piccole nicchie hanno subìto ridimensionamenti, influenzati da scelte incentrate su settori più remunerativi o strategici. Infine, una rete con un peso consistente ha deciso di tagliare le gambe a canali meno seguiti, puntando a una strategia più snella per stare al passo con i concorrenti digitali. Questo peso si fa sentire soprattutto nelle aree dove il segnale internet resta un lusso – e dove la televisione digitale è ancora la prima linea per informazione e svago. Qui, abitudini e aspettative tv sono insomma sotto pressione, costrette a cambiare anche di botto.

Perché spariscono i canali e come restare aggiornati

La rimozione di diversi canali dal digitale terrestre è parte di un riassetto più ampio dell’offerta mediatica in Italia. Tecnica, soldi e mercato si mescolano in una miscela che porta le emittenti a scegliere con cura dove investire risorse. Con l’arrivo del DVB-T2, lo spazio per la trasmissione gratuita si è ridotto un po’. Così, tra le scelte più ragionate, vengono premiati i canali con più ascolti o formule più pubblicitarie. In più, lo streaming da una parte e le nuove abitudini del pubblico dall’altra – beh, cambiano il gioco. Chi guarda la televisione tradizionale dovrebbe tenere d’occhio i canali ufficiali per non perdere colpi sul palinsesto. Anche social e gruppi online risultano utili per segnalazioni di malfunzionamenti o novità varie. Molte app e decoder avvisano come un campanello d’allarme, segnalando modifiche e supportando la risintonizzazione con facilità. Nei posti meno coperti da connettività mobile o fissa, la dipendenza dal digitale terrestre resta alta, e capire bene le comunicazioni diventa la mossa giusta per non trovarsi “coperti” di sorpresa. Il sistema televisivo italiano sta vivendo una fase di cambiamento accelerato che richiede, diciamo, un po’ di attenzione in più da parte di chi segue la tv per abitudine, senza perdere il contatto con i programmi più tradizionali in mezzo al migliaio di novità digitali.

È vero: l’adeguamento tecnologico al digitale terrestre annuncia un settore che non sta mai fermo, con un impatto palpabile sul modo in cui guardiamo la tv. La scomparsa di canali storici racconta una storia fatta di riorganizzazioni e nuovi standard, ma ricorda anche l’importanza di tenere un filo diretto con il pubblico per facilitare la comprensione e, insomma, fare meno fatica nell’entrare in questa nuova realtà.

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