Vasi vuoti alleati del giardino: scopri 4 piante da evitare per prevenire danni e infestazioni

Vasi vuoti alleati del giardino: scopri 4 piante da evitare per prevenire danni e infestazioni

Franco Vallesi

Gennaio 8, 2026

Chiunque abbia un giardino ben curato sa che non serve solo a rendere più bella una casa. C’è di più: il giardino può pesare – in modo concreto – sul valore dell’immobile. Scegliere poche piante con gusto può sembrare semplice, ma sotto sotto si nascondono rischi veri. Per esempio, alcune specie molto diffuse tra chi si occupa di verde – e non solo – hanno radici aggressive, in grado di creare danni a muri, pavimenti e tubature nascoste sotto terra. Diciamo che il desiderio di privacy o di zone d’ombra spesso spinge a decisioni prese senza pensare alle conseguenze reali. Quelli che sembrano problemi piccoli, col tempo diventano crepe o sollevamenti difficili e costosi da sistemare. Chi pensa di investire nel verde di casa o in un immobile, deve saper riconoscere queste piante problematiche. Ecco perché in questo articolo vi presentiamo situazioni concrete, con piante molto comuni, che però – volenti o nolenti – possono creare guai, insieme a qualche idea per evitare grane e gestire il giardino in modo più sicuro.

Edera inglese: come la sua diffusione rischia le strutture

L’edera inglese (Hedera helix) è sicuramente tra i rampicanti più usati, soprattutto perché ricopre velocemente muri o pergolati. La si vede spesso nelle città e nei quartieri residenziali, grazie a quel suo aspetto verde e folto che piace tanto. Ma se si parla di radici avventizie, beh, lì la questione si complica. Le radici entrano per piccoli buchi nell’intonaco o tra i mattoni e – lentamente ma inesorabilmente – causano danni.

Vasi vuoti alleati del giardino: scopri 4 piante da evitare per prevenire danni e infestazioni
Vasi vuoti alleati del giardino: scopri 4 piante da evitare per prevenire danni e infestazioni – dialmabrown.it

Creano crepe che, allargando, mettono a rischio la tenuta di muri e malte. Il punto è che non basta tagliare la pianta sopra, perché le radici restano – e continuano a infestare. Eliminare l’edera richiede pazienza, mano ferma e molta attenzione a non lasciare pezzetti. La soluzione? Optare per rampicanti meno invasivi, come la clematide o le rose rampicanti: belle, dritte e senza pericoli strutturali.

Bambù e poligono del Giappone: radici problematiche per pavimentazioni e impianti

Chi vive in zone del Nord o del Centro Italia ha spesso scelto il bambù per creare barriere di privacy in fretta. La crescita è davvero fulminea e il risultato piace – protezione visiva immediata, quasi garantita. Però, dietro questa crescita impressionante, c’è un altro conto, quello che riguarda le pavimentazioni e le infrastrutture sotterranee. Radici forti, che si estendono con rapidità, sollevano asfalti, danneggiano muri che reggono terra, compromettendo anche canali posati nel sottosuolo. Un fastidio extra: il bambù non si ferma ai confini di casa – invade anche i terreni vicini. Rimuoverlo? Facile a dirsi. In realtà, basta qualche pezzetto di radice lasciato qui o là per far ricrescere la pianta. Il lavoro e le spese si allungano parecchio. Un aiuto può arrivare scegliendo varietà senza rizomi o installando barriere anti-radici – barriere profonde, solide – che limitano ma non annullano il piacere di avere un angolo verde naturale.

Simile per problemi è il poligono del Giappone (Reynoutria japonica). Fra le piante più invasive per chi ha immobili, si fa notare per la velocità con cui si espande e la forza delle radici, capaci di rompere asfalti, muri bassi e sistemi di drenaggio nascosti. In tante situazioni, la sua presenza crea problemi nelle vendite di case o terreni, perché le banche lo vedono come un rischio (e mica poco). Spuntarla significa usare trattamenti chimici lunghi e precisi, che non piace a tutti per costi e impegno. Sopratutto chi vive in città spesso non la riconosce subito, specie quando è piccola. Meglio intervenire subito, magari con un esperto, se si vuole evitare che la situazione diventi ingestibile e cara da sistemare.

Salice piangente e alternative più sicure per proteggere gli impianti

Un tocco classico per l’ombra nel giardino, specie al centro-sud, è il salice piangente (Salix babylonica). Quella forma elegante, la chioma che scende come un velo, incanta. Ma il punto delicato riguarda le radici, che adorano l’acqua e si infilano senza fatica in tubazioni e scarichi. Il sistema radicale può estendersi fino a tre volte l’altezza dell’albero stesso – un dettaglio non da poco quando si piazzano vicino impianti idraulici o fondamenta. Il rischio? Danni seri se non se ne tiene conto. Come alternativa, specie più “tranquille” come l’acero risultano più facili da gestire: presenza elegante, ma senza che le radici facciano danni. Molto spesso in città, queste questioni delle radici invadenti vengono sottovalutate, eppure influenzano parecchio sia la manutenzione che la solidità degli edifici.

Insomma, i casi mostrati dimostrano che una scelta sbagliata in giardino può trasformarsi in un tepore di problemi, strutturali e di spesa. Difficoltà che si scoprono purtroppo solo quando i danni diventano visibili. Oggi, in tante città italiane, si vede un cambio di mentalità: più persone scelgono piante meno invasive, un segnale positivo per riuscire a bilanciare verde e costruzioni con maggiore consapevolezza e tutela degli immobili. Ecco la vera sfida.

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