Lenzuola, asciugamani e capi delicati: a quanti gradi lavarli per igienizzarli senza rovinarli. Qual è la temperatura giusta per eliminare batteri, preservare i tessuti e non aumentare i consumi
Ogni lavatrice offre diversi programmi con temperature che vanno dal lavaggio a freddo fino a 90 gradi, ma non sempre è chiaro quale impostazione usare per ottenere pulizia profonda senza danneggiare i capi. Le domande più frequenti riguardano proprio la temperatura ideale per lavare lenzuola, asciugamani, intimo o capi delicati, soprattutto quando si vuole igienizzare a fondo ma senza far salire la bolletta.
Sapere quando è davvero necessario lavare ad alte temperature e quando invece bastano i 30 o i 40 gradi è fondamentale per bilanciare igiene, durata dei tessuti e consumi.
Quando serve il lavaggio a 60 gradi e quali tessuti lo sopportano
Secondo le linee guida fornite da marchi come Bosch, i batteri presenti nella biancheria sporca iniziano a morire intorno ai 40 gradi, ma per un’azione veramente igienizzante occorre salire almeno a 60. Temperature superiori garantiscono la rimozione di residui organici, acari della polvere, batteri e spore fungine, soprattutto su asciugamani e lenzuola usate più giorni di fila. Questo vale ancora di più in presenza di malattie in casa o per il lavaggio di tessili a contatto con sudore, saliva o fluidi corporei.
Per i tessuti resistenti come il cotone bianco, i 90 gradi possono essere usati solo occasionalmente, ad esempio per pannolini di stoffa o capi contaminati, ma non sono necessari per l’uso quotidiano. In realtà, 60 gradi sono più che sufficienti per igienizzare lenzuola e asciugamani se si usano detersivi adeguati. Superare questa soglia regolarmente rischia di usurare le fibre o scolorire i tessuti. Per questo si consiglia di lavare ad alte temperature solo se strettamente necessario, e di leggere sempre l’etichetta del capo.

Le lenzuola bianche in cotone o lino possono essere lavate regolarmente a 60 gradi, soprattutto se sono usate per più di due notti di fila. È importante lavarle da sole, separando il bianco dai colori, così da preservare la brillantezza e favorire l’azione del detersivo. Le lenzuola colorate, invece, rischiano di scolorire o indebolirsi se lavate oltre i 40 gradi: in questo caso è meglio usare programmi specifici per colorati, detersivi con igienizzanti attivi a basse temperature o additivi antibatterici.
Discorso simile vale per gli asciugamani, che accumulano umidità e microbi più rapidamente: possono essere lavati a 60 gradi se in cotone spesso e resistente, ma bisogna sempre evitare l’ammorbidente, che riduce l’assorbenza delle fibre. Anche qui è utile separare il carico da altri tessuti, per evitare che il contatto con capi più delicati limiti l’efficacia del lavaggio.
Cosa succede se lavi tutto a 30 gradi (e perché non basta per igienizzare)
Negli ultimi anni, il lavaggio a 30 gradi è diventato una scelta comune per motivi di risparmio energetico, ma non è sempre la più adatta. Questa temperatura va bene solo per capi delicati, per indumenti leggermente sporchi o per lavaggi frequenti. Il problema è che a 30 gradi molti batteri e muffe sopravvivono: è un lavaggio utile per rinfrescare i capi, ma non per igienizzarli davvero. Ecco perché l’uso esclusivo del lavaggio a freddo o a 30 gradi può portare, nel tempo, a cattivi odori, allergie da contatto e deterioramento del bucato.
Per evitare problemi, è bene alternare i cicli a bassa temperatura con lavaggi più caldi almeno una volta a settimana, in particolare per la biancheria da letto e da bagno. In alternativa, si possono usare detersivi attivi già a 30-40 gradi oppure igienizzanti da aggiungere al bucato. Anche il lavaggio del cestello della lavatrice è fondamentale: un ciclo mensile a 60 gradi, magari a vuoto, aiuta a eliminare i residui e a mantenere pulito l’interno della macchina.
Chi preferisce lavare a freddo o a temperature basse può usare il supporto del vapore, presente in alcuni modelli recenti di lavatrici. Il vapore contribuisce a sanificare i capi riducendo l’uso di acqua calda, con un impatto minore sulla bolletta elettrica. Questo sistema è particolarmente utile per il bucato dei bambini, per chi soffre di allergie o per chi vuole lavare spesso ma con attenzione alla sostenibilità.
Va ricordato che anche la frequenza del lavaggio conta: lasciare le lenzuola nel cesto per una settimana, soprattutto d’estate, può aumentare la carica batterica. Meglio lavarle ogni 7-10 giorni, o più spesso in caso di sudorazione intensa, malattie o animali domestici nel letto.
Riguardo i delicati invece
Per i capi delicati, come lingerie, seta o lana, la temperatura non deve superare i 30 gradi. In alcuni casi, è necessario scegliere programmi specifici per delicati, evitare la centrifuga e lavare in una sacca protettiva, soprattutto per i capi con inserti o pizzi. L’uso di detersivi delicati è altrettanto essenziale: i classici detersivi in polvere, pensati per capi resistenti, possono risultare troppo aggressivi.
Ogni tessuto ha una soglia di tolleranza diversa, e leggere l’etichetta rimane sempre il primo passo da fare. La simbologia può sembrare complessa, ma basta imparare pochi simboli base per evitare errori irreversibili. Un lavaggio sbagliato può deformare i tessuti, causare infeltrimenti o far scolorire capi costosi.
