Il segnale nascosto nelle gengive che molti ignorano (e che riguarda il cuore)

Il segnale nascosto nelle gengive che molti ignorano (e che riguarda il cuore) - dialmabrown.it

Franco Vallesi

Novembre 7, 2025

La parodontite è un’infezione cronica che influenza cuore, vasi, diabete e gravidanza: diagnosi precoce e terapia riducono il rischio sistemico.

La parodontite, definita per anni come un semplice problema delle gengive, oggi viene inquadrata come un’infezione cronica capace di estendersi ben oltre la bocca. Lo spiegano gli studi clinici pubblicati tra il 2024 e il 2025 e lo conferma chi questa patologia la vede ogni giorno. Nei casi trascurati, l’infiammazione rimane accesa per mesi o anni, erodendo lentamente i tessuti che sostengono i denti e generando un rumore infiammatorio sistemico che può influire su organi distanti. È un processo graduale, quasi invisibile, che molti pazienti non percepiscono fino a quando non compaiono mobilità, sanguinamenti ricorrenti o alitosi. Eppure, già da tempo, i ricercatori segnalano l’impatto sistemico di questa condizione, dalle arterie carotidi al controllo glicemico, fino alla vulnerabilità delle vie respiratorie negli anziani.

Parodontite e rischi sistemici: perché l’infezione orale può raggiungere cuore, vasi e organi distanti

Il dottor Riccardo Bonacina, odontoiatra con trent’anni di esperienza ospedaliera tra Milano e Bergamo, spiega come la parodontite non sia soltanto un fatto locale. Nei casi moderati o severi, i batteri del biofilm, tra cui Porphyromonas gingivalis e Aggregatibacter actinomycetemcomitans, riescono a penetrare nei tessuti profondi e raggiungere il circolo sanguigno attraverso micro-lesioni della mucosa. È qui che un’infezione inizialmente confinata alle gengive diventa un problema sistemico, contribuendo all’aumento della proteina C reattiva, uno dei marker più osservati in cardiologia.

Gli specialisti indicano un punto cruciale: l’infiammazione cronica del cavo orale può amplificare i rischi cardiovascolari, specie quando si somma a fattori noti come fumo, ipertensione o colesterolo elevato. Uno studio del 2025, citato dal dottore, ha documentato come la terapia intensiva della parodontite possa rallentare l’ispessimento delle arterie carotidi, segnale precoce di rischio vascolare. Non è un dato isolato ma parte di un filone di ricerche che analizzano la relazione bidirezionale tra cuore e parodonto.

Parodontite e rischi sistemici: perché l’infezione orale può raggiungere cuore, vasi e organi distanti – dialmabrown.it

Allargando lo sguardo, emergono connessioni altrettanto solide. Nei pazienti con diabete, l’infezione gengivale altera la risposta all’insulina e rende più difficile stabilizzare la glicemia. E, allo stesso tempo, una glicemia instabile riduce la capacità dei tessuti parodontali di difendersi dai batteri. È un circuito che si autoalimenta.

Nel campo dell’ostetricia si osservano segnali simili. Le donne che programmano una gravidanza vengono invitate a controllare la salute delle gengive perché i mediatori infiammatori provenienti dal parodonto possono influire sull’equilibrio materno-fetale, specie nei primi mesi. È una raccomandazione prudente, spiegano gli specialisti, non un allarme.

Anche l’apparato respiratorio può risentirne. Nei pazienti fragili o ricoverati, la micro-aspirazione notturna dei batteri orali aumenta il rischio di polmoniti. Infine, nelle persone con malattia renale cronica, l’infiammazione di base è già elevata: la parodontite aggiunge un ulteriore carico che può peggiorare il quadro cardio-renale. È un mosaico complesso, dove la bocca smette di essere un compartimento isolato e diventa parte di un sistema che reagisce in modo unitario.

Diagnosi precoce, igiene guidata e terapie mirate: come ridurre il rumore infiammatorio e stabilizzare la malattia

Il percorso clinico parte da una diagnosi accurata, che secondo Bonacina richiede un’anamnesi completa, l’analisi delle mucose, dei denti e un sondaggio parodontale eseguito con metodo. Misurare profondità delle tasche, sanguinamento e indici di placca permette di definire il livello di rischio individuale e stabilire quanto la malattia sia avanzata. È un passaggio decisivo, perché la parodontite, una volta cronicizzata, può sembrare stabile pur continuando a generare infiammazione.

La terapia si fonda sul controllo del biofilm, prima a casa e poi in studio. Senza una buona gestione quotidiana, ogni intervento professionale “regge poco”, dice il dottore. L’igiene domiciliare deve essere personalizzata, calibrata sul tipo di gengiva, sulla manualità del paziente e sulle zone più sensibili. In studio si procede con la rimozione del tartaro sopra e sotto gengivale; nei casi più complessi si ricorre a interventi chirurgici mirati per ripristinare condizioni che consentano una guarigione stabile.

Un tassello spesso sottovalutato è il mantenimento, che rappresenta la fase più lunga del percorso. Richiede richiami cadenzati, comparazione dei parametri clinici con i dati iniziali e interventi tempestivi in caso di recidive. La logica è semplice: ridurre l’infiammazione locale significa ridurre anche il carico infiammatorio sistemico, stabilizzando non solo la salute orale ma, indirettamente, anche quella generale.

Il paziente non è spettatore ma parte attiva. Il risultato nasce dalla combinazione di igiene quotidiana e trattamenti professionali, una sinergia che, nel tempo, permette di mantenere denti e tessuti stabili, limitare i rischi sistemici e migliorare la qualità della vita. È un lavoro costante, certo, ma oggi la ricerca clinica offre strumenti più precisi per monitorare la malattia e indicare percorsi sostenibili per ogni età.

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