Un paese dell’Appennino abruzzese ha trasformato le sue case in stanze per viaggiatori, mantenendo intatta la propria anima. Ecco dove si trova e cosa rende unico questo esperimento italiano.
Nel cuore dell’Abruzzo interno, dove la montagna incontra i ruderi di civiltà antiche, c’è un paese che non si è mai lasciato modificare dal tempo. Le case in pietra viva, le travi a vista, i vicoli stretti che si arrampicano lungo la collina: tutto sembra rimasto com’era secoli fa, eppure oggi è ancora abitato. Si chiama Santo Stefano di Sessanio, e negli ultimi anni è diventato un punto di riferimento per chi cerca un modo diverso di viaggiare. Nessuna attrazione turistica di massa, nessun itinerario preconfezionato. Solo un’esperienza lenta, immersa nella vita reale di un borgo antico, dove tutto è parte di una storia ancora in corso.
Una forma di ospitalità che unisce turismo e conservazione
Il punto di partenza è una scelta architettonica e culturale precisa: trasformare il borgo in un albergo diffuso, mantenendo intatta la sua struttura originale. Non si costruisce nulla di nuovo, non si alterano gli edifici: ogni abitazione viene restaurata con rispetto, conservando camini funzionanti, mobili rustici, soffitti in legno e pavimenti in cotto, proprio come erano. Questo modello ha permesso di far rivivere un centro che rischiava l’abbandono, riportando le persone a camminare per le sue strade e creando nuove occasioni di lavoro.

Non è un museo, ma un paese ancora vivo, dove ogni sasso racconta qualcosa. Gli ospiti dormono nelle case storiche, si affacciano su piazzette silenziose, si perdono in prospettive che cambiano con la luce del giorno. È una forma di turismo che non impone nulla: non esistono orari obbligati o percorsi suggeriti. Chi arriva qui si muove liberamente, esplora, osserva. E, senza accorgersene, entra in una dimensione diversa, dove la lentezza non è una scelta ma un’esigenza naturale.
Santo Stefano di Sessanio fa parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, un’area che conserva paesaggi di straordinaria varietà. Nei dintorni si incontrano altopiani brulli, boschi di faggio, ruderi romani e sentieri in quota. Il più noto è quello verso Campo Imperatore, una distesa immensa di pascoli che d’estate si colora di fiori e d’inverno si ricopre di neve. È qui che molti scelgono di iniziare il proprio trekking, oppure semplicemente di fermarsi a guardare il profilo delle montagne contro il cielo.
Nel paese stesso, gli ingressi storici, come la Porta di Santa Maria, raccontano la struttura difensiva del borgo. Le botteghe artigiane, piccole ma ancora attive, espongono lana lavorata a mano, ceramiche locali e prodotti tipici che parlano di un’economia ancora legata al territorio.
Un borgo che ha scelto di restare sé stesso, anche nei sapori
Non è solo la pietra a tenere vivo Santo Stefano. La cucina locale è parte integrante dell’identità del posto. Qui si mangia ciò che nasce nei dintorni: lenticchie di montagna, pecorino stagionato, carne di pecora cotta sulla brace. Sono sapori decisi, netti, che derivano dalla durezza del clima e dal ritmo delle stagioni. Le ferratelle, dolci tipici a base di uova e miele, raccontano un’idea di festa semplice ma sincera.
Le lenticchie, in particolare, hanno conquistato un ruolo speciale: presidio Slow Food, sono coltivate a mano su terreni in altura, dove la resa è bassa ma la qualità elevata. Ogni anno attirano visitatori e appassionati che arrivano apposta per gustarle nella loro versione più autentica. In un’epoca in cui molti territori rincorrono mode gastronomiche o importano tendenze dall’esterno, questo borgo ha deciso di rimanere fedele a ciò che è.
Anche la religione ha lasciato le sue tracce, e in modo discreto ma potente. La Chiesa della Madonna della Pietà, poco fuori dal centro, si erge isolata su un poggio e regala uno dei panorami più fotografati della zona. Non è un monumento imponente, ma proprio nella sua sobrietà si legge un legame profondo col paesaggio.
Negli ultimi anni, il modello di albergo diffuso ha attirato l’attenzione anche fuori dai confini italiani. Altri borghi hanno cercato di replicarlo, con esiti diversi. Ma qui è nato, e qui è ancora una realtà solida, fatta di pochi numeri ma tanta coerenza. Niente eventi spettacolari o attrazioni artificiali: Santo Stefano di Sessanio si limita a mostrarsi per ciò che è, e in questo, paradossalmente, sta la sua forza più grande.
